Lo spazio

 

Questa è una pagina di ringraziamento per lo spazio che ci ospita.
Trovare un luogo che ci accogliesse è stato molto faticoso, quello che si potrebbe dire “una gravidanza difficile”.
Dopo un lungo anno e mezzo è successo quello che succede per una nascita: quando si pensa di non farcela più e di voler solo che il travaglio finisca, ecco che in un attimo tutto cambia e la nascita avviene.

Ci piace pensare che questo luogo ci stesse aspettando…
… con le sue anfore dorate che connettono la terra e il cielo e offrono le loro pance per contenere,
… con il suo mondo mescolato, speranza di una società intrecciata e accogliente.

Grazie a Tarshito per le sue opere e la sua gentilezza.

Per sapere qualcosa in più:
– sui vasi

I VASI

MAURIZIO CORRADO – Trovo che il Guerriero d’amore sia molto vicino a un altro tuo concetto, quello del vaso, nell’immagine del vaso c’è l’elemento del vuoto ma un vuoto che non rappresenta la negatività.
In occidente uno dei grandi equivoci è stato proprio nella traduzione della parola “vuoto”, che in italiano ad esempio sta a significare il nulla, il povero, invece mi sembra che il concetto di vuoto secondo le tradizioni orientali sia più simile all’idea di possibilità.
TARSHITO: Io ho sperimentato la bellezza del vuoto e la bellezza del poter accogliere.
Molte tecniche di purificazione prevedono una pulizia interiore, pensandosi come vaso.
Fare spazio alla parte trascendente affinché venga e ti riempia non è l’idea di vuoto ma la possibilità di colmare.
Il vaso è molto vicino alla qualità dell’ascolto e l’ascolto è una grande bellezza, una grande arma per cui il vaso è l’udito, il cuore, la vagina, il vaso sono io, sei tu. Aperti a ricevere, specialmente per chi è artista o per chi vive questa disponibilità all’altro, al di là del materiale.
L’idea di vaso è concetto molto compreso, come il Guerriero d’Amore, il vaso esiste in tutte le culture, l’idea di questo vuoto che si deve riempire di amore, di bellezza.
L’intuizione dell’importanza del vaso la ebbi durante un viaggio in Turchia, dove vidi il vaso usato come mobilio, nel vaso c’erano i panni, i vestiti, l’olio, l’acqua, il vaso conteneva cose pratiche ed era straordinario. E fare il vaso è l’atto più alto della creatività perché è un creare il tondo, è un creare mondi. Sempre di più mi piace realizzare delle opere che diano forza al mio vivere in pace nella vita, perciò fare i vasi piccoli, grandi o medi mi ricorda di essere più ricettivo.
MAURIZIO CORRADO – A un certo punto hai cominciato a fare vasi molto grandi, poi c’è stato un periodo in cui hai iniziato a dipingerli con le mani e questo mi piace molto perché interviene un fattore molto fisico.
TARSHITO – Facendo un vaso in qualche maniera divento un vaso, tra l’altro erano dei vasi a misura d’uomo, la pittura viene prima delle sculture in cui divento ancora di più vaso. In questo caso i vasi venivano realizzati con piccoli pezzi, spesso pesci oppure altro. Il primo vaso realizzato in questa maniera è stato fatto in India, a Jaipur; avevo ricevuto un invito molto bello, durante un festival delle arti che si fa ancora anche se oggi è più letterario. All’epoca riguardava davvero ogni forma d’arte, c’era pittura, scultura, musica, libri, gastronomia, tutto, era proprio città in festa. Allora inventai questo grande vaso con struttura di ferro dove agganciai centinaia e centinaia di pesci realizzati con la tecnica di Jaipur che si chiama Blupottery. Il pesce è una mia invenzione, l’idea che una moltitudine di pesci formi un vaso, la tecnica invece è del tutto indiana. Poi ho fatto tanti altri vasi, in Italia, l’ultimo è un grande vaso di cortecce. Ricordo lo stacco dalla pittura alla scultura del vaso dopo aver realizzato dei vasi di media dimensione con la tecnica di terzo fuoco, la doratura, che mi ha donato risultati straordinari, una tecnica realizzata a Corato, in Puglia, con i maestri Benedetto e Benedetta Martinelli che sono eccezionali nella realizzazione di questo oro. Però poi ho voluto fare qualcosa di grande, più grande dell’umano, proprio per farlo diventare un totem, un riferimento, e mi sono chiesto: “Come scultore, cosa mi piace?”. Io amo molto Mario Merz, guardavo alle sue architetture, alle cupole, a questi igloo dove c’è una struttura di ferro su cui lui poggia altro, lui è stato anche un riferimento pratico per questa struttura di ferro del vaso su cui ho appeso centinaia di pesci. Posso dire che il grande maestro Merz mi ha donato la voglia di fare questo scatto in più e di arrivare a queste grandi installazioni.

Un grande vaso aperto verso l’alto a ricevere le influenze celesti. Il vaso simbolo di ricettività, vaso cuore. Mi piacerebbe essere un vaso vuoto per poter accogliere la magia della vita… Immagine: autunno. Camminavo in un luogo molto ventoso, in un parco pieno di foglie. A un certo punto un colpo di vento più forte degli altri, una specie di vortice, solleva le foglie a disegnare una forma nell’aria.
Un turbinio solleva migliaia di foglie e attraverso la forza del vento stesso, il suo vorticoso impeto, forma nell’aria un vaso realizzato dalle foglie, come una preghiera alla Natura.

L’artista e il vaso vuoto
… la creatività è di tutti,
la creatività è di natura divina.
Non è tua!
Semplicemente si manifesta attraverso te ….
….riempie il tuo “vaso”.
Prepararsi all’incontro con il divino e con la creatività.
Come svuotarsi per accoglierli?
Come pulire lo spazio di accoglienza interiore affinché il passaggio della creatività attraverso me sia il più possibile non contaminato?
La possibilità di incontrare il divino attraverso l’arte.
Per vivere nel divino.
Per respirare il divino.
La coscienza ad essere aperti,
come un vaso, per ricevere.
Imparare a riconoscere in ogni essere,
in ogni oggetto che incontriamo, virtù particolari.
Aprire cuore e intelletto
e tutto può diventare
nutrimento per la nostra vita interiore.

 

– sulle geografie sacre.

 LE GEOGRAFIE SACRE

MAURIZIO CORRADO – Vorrei approfondire il discorso delle geografie sacre.
TARSHITO – La cosa che mi piace dirti subito è che mi affascina molto questa possibilità che mi sto dando che le geografie che manifesto nelle opere, tento di viverle dentro di me attraverso i miei viaggi. Ho la fortuna di poter viaggiare frequentemente. Queste geografie corrispondono un po’ ai viaggi che faccio, vivo gli spostamenti come fossero nuovi confini che tolgono i confini reali. Ora sono Bologna, ma domani sarò a Milano, tra pochi giorni sarò a Dhaka e poi a Delhi. Mi piace inventare il concetto di geografia unita, ma soprattutto sperimentare questa idea. È sia una costruzione geografica che una mappa interiore. Quello che tento di fare in ogni viaggio è la ricerca dell’essenza, dell’unità, un insieme fra mappa esteriore e mappa interiore. È come la costruzione di un labirinto interiore, un mischiare il pianeta attraverso il mio movimento, un esercizio del qui e ora, per me molto importante.
MAURIZIO CORRADO – Ho notato che nel viaggio una delle cose che succedono è una specie di purificazione. Stando sempre nello stesso luogo, cominci a diventare quello che gli altri vedono di te per cui cominci a pensare a te attraverso gli occhi degli altri. Quando ti muovi, gli altri spariscono e rimani solo tu, vero.
TARSHITO – Il mio ultimo viaggio è stato in Nepal, Katmandu, per una mostra personale con la Siddartha Gallery, la cui proprietaria è una donna dell’alta società nepalese. È stata un’esperienza molto bella, mi invitavano a party con persone molto colte, a volte molto ricche, a volte molto ricche e molto colte, a volte con persone molto semplici, povere, a volte il maestro di yoga con la moglie insegnante di yoga insieme ai figli che suonavano musica, e parlavamo di Dio, della gioia del ringraziare. Ricordo un amico, molto semplice, un sarto che mi ha offerto una cena a casa sua, nella totale semplicità. Ho dovuto alternare, vivere me stesso come un danzatore con il ricco, il povero, il colto, il non colto e ovunque ho cercato di sentire l’essenza. Al di là dello spostamento geografico, ci sono gli spostamenti fra le persone e questa certo è una purificazione.Costruire mondi nuovi è l’atto meno minimalista pensabile e concepibile.
Per un artista è una possibilità straordinaria per portare pace nel pianeta terra, una preghiera attraverso l’arte. L’arte può materializzare qualcosa che è diventato altro, attraverso la malattia del potere. La terra non nasce divisa. L’uomo, con la sua cupidigia, ha cominciato a dividere il pianeta per arroganza di possesso. Con la divisione della terra, anche la divisione nella umanità è aumentata sempre di più.
Ora i continenti hanno una nuova forma data da un pensiero di Unità.
Una sola terra, una sola unità.

… fare mondi è la massima aspirazione dell’artista a ricordo del gesto della Creazione fatta da Dio, Artista al di là del tempo e dello spazio!
Essendo noi artisti operai di Lui, scelti per portare sul piano materiale le meraviglie dell’Esistenza, cosa di meglio di rifare i mondi che nel tempo si sono ammalati e hanno perso lo splendore della Luce?
Essendo noi artisti creature umane e quindi frammenti del Divino, ci è naturale rifare mondi, portando ognuno il ricordo dell’origine divina e la determinazione di verso dove andare.